Main menu
Colobraro

Colobraro. Il "paese senza nome".

Il centro gode di un'ottima posizione panoramica sulla valle del fiume Sinni fino al mar Jonio. L'abitato sorse attorno al cenobio dei monaci basiliani di Santa Maria di Cironofrio. Il Castello, di cui oggi restano pochi ruderi, fu edificato nel XIII sec. e fu dimora di diversi feudatari come i Sanseverino, i Carafa, i Donnaperna e i Brancalassi. Il nome Colobraro sembra sia derivato dal latino "colubarium" che significa territorio di serpenti, definizione dovuta al tipico paesaggio spoglio e roccioso di cui è circondato il paese. Interessante è la chiesa di San Nicola del XVII sec., caratterizzata da ampie finestre ogivali e da un interno a tre navate con altari marmorei e lignei. Adiacente la chiesa vi è la cappella dell'Icona, costruita nel XIV sec. e restaurata alla fine del 1700. Presso l'abitato è situata l'antica cappella di Santa Maria di Cironofrio dell'XI sec., dedicata ora a Santa Maria della Neve.

Nei paesi vicini, il paese è chiamato anche, in modo scaramantico più che dispregiativo, "Quel paese", in dialetto lucano (a seconda dei paesi): Cudde puaise (a Montalbano Jonico) o Chille paìse (a Valsinni). Ciò a causa della presunta innominabilità della parola "Colobraro" per la credenza superstiziosa che la semplice evocazione del nome porti sfortuna. È divenuto leggenda metropolitana a tutti gli effetti[2] che tale innominabilità risalga ad un aneddoto di prima della seconda guerra mondiale. L'allora podestà (carica istituzionale equivalente a quella odierna di sindaco), avvocato di grande cultura e persona molto nota alla fine di una sua affermazione avrebbe detto qualcosa del tipo: "Se non dico la verità, che possa cadere questo lampadario". A quanto pare il lampadario sarebbe caduto davvero, secondo alcuni facendo molte vittime, secondo altri in una stanza deserta. Più probabilmente, la sinistra fama del paese deriva dalla credenza, soprattutto degli abitanti dei paesi vicini, nelle arti magiche di alcune donne che vi dimoravano nel secolo scorso, tra cui la famosa "Cattre", al secolo "Maddalena la Rocca", immortalata da Franco Pinna nei primi anni cinquanta, una "masciara", ovverosia una maga locale. Il famoso antropologo Ernesto De Martino visitò il paese nel 1952 (dal 29 settembre al 29 ottobre) e successivamente nel 1954 (tra l'8 e il 14 agosto), e riferì di essere stato protagonista, in accordo con la superstizione, di episodi sfortunati insieme al suo gruppo di ricerca (di cui faceva parte lo stesso Pinna).

Sogno di una Notte ... a Quel Paese 

Cosa vedere a Colobraro:
Spettacolo "Sogno di una Notte ... a Quel Paese" - Contatti: +39 349 11 51 394 | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

Come arrivare a Colobraro: